Proposta di deliberazione di iniziativa popolare

Oggetto: nuove tutele per il diritto alla casa – censimento e restituzione alla città di alloggi in stato di non uso.

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Il Consiglio Comunale di Torino,

  • Ai sensi dell’art. 13, co. 1 d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo Unico degli Enti Locali, “TUEL”), “spettano al comune tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione ed il territorio comunale, precipuamente nei settori organici dei servizi alla persona e alla comunità, dell’assetto ed utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico, salvo quanto non sia espressamente attribuito ad altri soggetti dalla legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze”.

     

  • Ai sensi dell’art. 2, co. 1 dello Statuto della Città di Torino, tra le finalità che il Comune persegue nell’esercizio delle proprie attribuzioni vi sono quelle di “a) tutelare e promuovere i diritti costituzionalmente garantiti attinenti alla dignità ed alla libertà delle persone, contrastando ogni forma di discriminazione; b) contribuire a rendere effettivo il diritto dei cittadini e delle cittadine al lavoro, alla tutela della salute, alla casa, all’istruzione e ad uguali opportunità formative e culturali, nel rispetto della libertà di educazione; c) realizzare un equilibrato sviluppo economico della città”.

     

  • Il Consiglio Comunale, ai sensi dell’art. 42 TUEL, è “organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo”, titolare, tra le altre, di competenze in materia di “piani territoriali ed urbanistici” e di “organizzazione dei pubblici servizi”.

     

  • In virtù dell’art. 37, co. 2 dello Statuto della Città di Torino, il Consiglio Comunale “esercita la propria funzione di indirizzo, partecipando alla definizione ed all’adeguamento delle linee programmatiche presentate dalla Sindaca o dal Sindaco, relative alle azioni ed ai progetti da realizzare nel corso del mandato. Esercita, altresì, la funzione di indirizzo attraverso l’adozione degli atti deliberativi e l’approvazione di mozioni”.

     

  • Rientra tra le attribuzioni del Consiglio Comunale la definizione di nuove strategie di indirizzo in materia di diritto alla casa, atteso che il Consiglio può e deve partecipare all’adeguamento delle linee programmatiche del Sindaco e della Giunta, nonché a porre le premesse per un’attuazione delle stesse che sia effettiva e adeguata alle esigenze sociali ed economiche emergenti nel territorio della Città di Torino.

     

  • Ai sensi dell’art. 13, co. 1 dello Statuto della Città di Torino, “i soggetti titolari dei diritti di partecipazione possono presentare al Consiglio Comunale proposte di deliberazione su materie di competenza consiliare. La proposta di deliberazione deve essere sottoscritta da almeno millecinquecento titolari dei diritti di partecipazione (…)”.

     

  • La presente proposta di deliberazione, avente a oggetto “Nuove tutele per il diritto alla casa – censimento e restituzione alla città di alloggi in stato di non uso”, è avanzata dalla cittadinanza ai sensi e per gli effetti dell’art. 10 del Regolamento n. 297 del 2004, recante “Testo Unico delle norme regolamentari sulla partecipazione, il referendum, l’accesso, il procedimento, la documentazione amministrativa e il difensore civico”.

     

  • Fin dal lontano 1988 la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 217 del 25 febbraio, statuì che “il “diritto all’abitazione” rientra fra i requisiti essenziali caratterizzanti la socialità cui si conforma lo Stato democratico voluto dalla Costituzione”.

     

  • Nello stesso anno un’altra pronuncia della Corte Costituzionale, la n. 404 del 7 aprile, affermò ulteriormente il “dovere collettivo di “impedire che delle persone possano rimanere prive di abitazione”, dovere che connota da un canto la forma costituzionale di Stato sociale, e dall’altro riconosce un diritto sociale all’abitazione collocabile fra i diritti inviolabili dell’uomo di cui all’art. 2 della Costituzione”.

     

  • Detto orientamento giurisprudenziale di principio si è consolidato nel tempo, come attestato anche di recente dalla sentenza 22 giugno 2021, n. 128 della Corte Costituzionale.

     

  • Anche fonti di diritto internazionale ed europeo, che la Repubblica Italiana e la Città di Torino sono tenute a rispettare e attuare, contemplano il diritto alla casa tanto nel senso di poter accedere a soluzioni abitative adeguate ed economicamente sostenibili, quanto nel senso di mantenere la maggiore stabilità possibile nell’uso di una casa d’abitazione.

     

  • L’art. 11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, adottato nel 1966 e in vigore per l’Italia dal 15 dicembre 1978 (autorizzazione alla ratifica e ordine di esecuzione con legge 25 ottobre 1977, n. 881), proclama “il diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato per sé e per la propria famiglia, che includa un’alimentazione, un vestiario, ed un alloggio adeguati, nonché al miglioramento continuo delle proprie condizioni di vita. Gli Stati parti prenderanno misure idonee ad assicurare l’attuazione di questo diritto (…)”.

     

  • La Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, che ai sensi dell’art. 6 Trattato sull’Unione Europea ha il medesimo valore giuridico dei trattati, prevede all’art. 34 par. 3 che “al fine di lottare contro l’esclusione sociale e la povertà, l’Unione riconosce e rispetta il diritto all’assistenza sociale e all’assistenza abitativa volte a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti, secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali”.

     

  • La Carta Sociale Europea riveduta, adottata a Strasburgo nel 1996 e ratificata dall’Italia con legge 9 febbraio 1999, n. 30, prevede all’art. 31 che “per garantire l’effettivo esercizio del diritto all’abitazione, le Parti s’impegnano a prendere misure destinate: 1. a favorire l’accesso ad un’abitazione di livello sufficiente; 2. a prevenire e ridurre lo status di “senza tetto” in vista di eliminarlo gradualmente; 3. a rendere il costo dell’abitazione accessibile alle persone che non dispongono di risorse sufficienti”.

     

  • In molteplici occasioni anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha avuto modo di indicare, non solo nei confronti dei pubblici poteri ma anche nell’ambito dei rapporti di diritto privato, il ruolo cruciale dell’abitazione (“home”) nel quadro del diritto al rispetto della vita privata e familiare di cui all’art. 8 Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (v. caso Winterstein e altri c. Francia nel 2013, o caso Yordanova e altri c. Bulgaria nel 2012).

     

  • Secondo i dati presentati nell’audizione al Ministero per il Lavoro e le Politiche Sociali dal Gruppo di lavoro sulle politiche per la casa e l’emergenza abitativa dell’ISTAT il 6 settembre 2022, le spese per l’abitazione (condominio, riscaldamento, gas, acqua, altri servizi, manutenzione ordinaria, elettricità, telefono, affitto, interessi passivi sul mutuo) rappresentano una parte significativa del bilancio familiare e possono incidere soprattutto sulle capacità di spesa delle famiglie meno abbienti. Un indicatore di interesse è rappresentato dalla quota di famiglie in sovraccarico, ovvero con una quota di spese per l’abitazione sul reddito disponibile uguale o superiore al 40%. Quasi 2 milioni e 500 mila famiglie (9,9% del totale) si trovano in queste condizioni.

     

  • Sempre stando ai predetti dati ISTAT, in Italia 5,2 milioni di famiglie (il 20,5% del totale), pari a 11,8 milioni di persone, vivono in affitto. Il 45,3% delle famiglie in povertà assoluta vive in affitto: si tratta di oltre 900 mila famiglie in affitto in condizione di povertà assoluta.
  • Malgrado la rilevanza di un effettivo diritto a un’abitazione adeguata sia evidente e giuridicamente vincolante nel suo ruolo di fondamentale diritto di tutte e di ciascuna le persone che compongono una comunità politica e sociale, le strategie normative e le politiche economico-sociali italiane risultano, a ogni livello (statale, regionale, locale) ancora largamente inadeguate a garantirne la tutela e la promozione.

     

  • Le politiche abitative italiane sono affette da alcune carenze storiche, alle quali si sono sommate nell’ultimo decennio nuove problematiche.

     

  • Vengono anzitutto in considerazione le lacune strutturali dell’Edilizia Residenziale Pubblica: sottodimensionamento e decenni di disinvestimento e alienazioni rendono oggi lo stock di abitazioni ERP italiano del tutto inadeguato ai bisogni della popolazione; la cattiva gestione del patrimonio esistente, non coinvolgendo le persone aventi diritto, condanna centinaia di alloggi e numerose porzioni delle nostre città alla trascuratezza e perfino all’abbandono.

     

  • La normativa in materia di locazioni abitative può essere giudicata, a ormai venticinque anni dall’apertura del settore alla logica di mercato determinata dalla legge 9 dicembre 1998, n. 431, come un fallimento: invece di tutelare, in ottica redistributiva, gli interessi dei conduttori, la legge n. 431 ha innescato processi di spostamento – diretto (con l’uso dei canoni di mercato) o indiretto (con l’incentivazione fiscale del canone concordato) – di ricchezza a favore dei proprietari.

     

  • Inediti problemi derivano dalla frammentazione del mercato delle locazioni – con contrapposizioni e discriminazioni tra persone straniere, studentesse e studenti universitarie, altri segmenti della popolazione – e dall’espansione incontrollata del mercato delle locazioni brevissime, resa possibile da piattaforme come Airbnb; entrambe dinamiche, queste, rispetto a cui c’è troppa lentezza nel trovare risposte efficaci.

     

  • I dibattiti in corso in sede parlamentare lasciano trasparire una tendenza a ignorare i sempre più diffusi e urgenti bisogni abitativi della popolazione.

     

  • Le proposte di ulteriore criminalizzazione delle occupazioni senza titolo, ponendosi perfettamente nel solco di politiche inaugurate con l’art. 5 d.l. 28 marzo 2014, n. 47 (c.d. Renzi-Lupi) e con i successivi “decreti sicurezza” del 2017 (d.l. 17 febbraio 2017, n. 13) e del 2018 (d.l. 4 ottobre 2018, n. 113), mostrano la sola intenzione di proteggere oltre ogni ragionevole misura il diritto di proprietà, privata e pubblica, lungi dall’affrontare in modo organico un problema multidimensionale, operando le dovute distinzioni e cercando di isolarne e di affrontarne le cause profonde.

     

  • La protezione dei diritti di proprietà non dovrebbe mai essere disgiunta dalla missione collettiva della proprietà pubblica, nonché dal principio di cui all’art. 42, co. 2 Cost., secondo cui la proprietà privata deve avere funzione sociale e risultare accessibile a tutti.

     

  • La funzione sociale e l’accessibilità della proprietà privata dovrebbero essere tenute in particolare considerazione quando oggetto della proprietà siano case di abitazione, per l’evidente importanza di questi beni e per la delicatezza degli interessi che essi sono atti a soddisfare; ciò dovrebbe valere a maggior ragione per i casi in cui i soggetti proprietari siano società attive nei settori immobiliare e finanziario, il che spesso incentiva forme di “finanziarizzazione” della proprietà edilizia e delle case di abitazione lontane dai bisogni della collettività.

     

  • La scelta della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di bilancio per l’anno 2023) di azzerare il finanziamento statale dei due principali fondi a sostegno dei conduttori in condizioni di morosità incolpevole – scelta, questa, che risulta confermata anche per l’anno 2024 – rende facile prevedere un ulteriore aggravamento dell’emergenza sfratti, tanto più ove si consideri che nel 2021, nella sola Città di Torino, sono state 6.933 le famiglie che hanno beneficiato del fondo di sostegno alla locazione, per una somma complessivamente erogata pari a Euro 11.275.542,14 (dati Osservatorio sulla Condizione Abitativa 2021 – Città di Torino).

     

  • La gestione dell’edilizia residenziale pubblica risulta inefficiente e niente affatto lungimirante, e spesso si risolve nel lasciare non utilizzate ingenti porzioni del patrimonio ERP o, peggio ancora, nel limitarsi a realizzare piani di dismissione e alienazione di detto patrimonio.

     

  • La principale urgenza è tuttavia rappresentata dall’aumento degli sfratti, che nel 2022, a causa della crisi dovuta sia alla pandemia sia all’inflazione, hanno raggiunto in Italia il numero stimato di 190.000 (dati “Il Sole 24 Ore”). Nella sola provincia di Torino, nel 2022 (dati Ufficio centrale di statistica del Ministero dell’Interno), sono stati emessi 2.483 provvedimenti di sfratto (dei quali 1.317 sono quelli dovuti a morosità nella Città di Torino), mentre sono state 5.223 le richieste di esecuzione e 2.761 gli sfratti eseguiti (con un aumento del 233,05 % rispetto all’anno precedente, ancora riguardato dalle tutele emergenziali connesse alla pandemia).

     

  • Le amministrazioni locali non sono a oggi in grado di fronteggiare in maniera efficace questa “emergenza”, mancando di uno stock di alloggi sufficiente a garantire alternative abitative a chi subisca o rischi di subire uno sfratto e potendo, al più, destinare non trascurabili risorse pubbliche per pagare strutture alberghiere affinché queste mettano a disposizione soluzioni abitative temporanee e spesso inadeguate.

     

  • Gli sfratti sono, a loro volta, un sintomo drammatico della crescita esponenziale delle condizioni di “disagio abitativo”, che sussistono quando un individuo o un nucleo familiare siano costretti a destinare più del 30 % del reddito mensile disponibile alle spese connesse all’abitazione.

     

  • Una tale condizione di disagio abitativo riguarda non soltanto le troppe persone che, pur avendone diritto, attendono invano di accedere all’edilizia residenziale pubblica, ma anche la sempre più grande “zona grigia” che caratterizza gli attuali contesti urbani: lavoratrici e lavoratori disoccupate, sotto-occupate e precarie; persone che, in assenza di un supporto familiare, non sono in grado di dare sufficienti garanzie sul mercato delle locazioni private; persone straniere; parte della popolazione studentesca.

     

  • I tentativi di dare risposte alla domanda abitativa, attraverso fondi PNRR, per alcune fasce di popolazione come gli studenti “capaci e meritevoli anche se privi di mezzi” non sono al momento riusciti. In Piemonte EDISU con tali fondi potrebbe raggiungere una copertura di 2.500 posti alloggio, a fronte di circa 8.000 borsisti fuori sede, la maggior parte dei quali iscritti a Torino (dati IRES Piemonte).

     

  • A fronte di simili problematiche, che sono sia emergenziali sia strutturali, si continua a ignorare un’altra grande patologia del settore abitativo, sempre più diffusa in ragione dei cambiamenti demografici, economici e sociali del Paese: il crescente numero di edifici e abitazioni – di proprietà privata o pubblica – in stato di non uso e di abbandono da anni, che vanno a creare vuoti urbani, capaci di diffondersi a macchia di leopardo nei quartieri delle città italiane e, così, di scaricare sulla collettività grandi costi sociali e ambientali.

     

  • Secondo dati Istat 2019 quasi il 30 % delle abitazioni censite in Italia, pari a circa 10,7 milioni di case su un totale di circa 26 milioni censite, risulta non occupato.

     

  • In base a quanto riportato nella Relazione illustrativa generale della Proposta tecnica del progetto preliminare per la revisione del PRG avviata dalla precedente Giunta Comunale, “la disponibilità di immobili liberi, non utilizzati o sotto-utilizzati costituisce un gravame per gli enti proprietari: le spese per la manutenzione, la messa in sicurezza e in generale la gestione degli immobili costituisce una sottrazione continua di risorse che potrebbero più utilmente essere utilizzate per servizi sociali e immateriali di cui è estrema la necessità e rispetto ai quali si sono decisamente affievoliti i tradizionali canali di finanziamento pubblico” (p. 107).

     

  • Tra i costi riconducibili a un tale stato di abbandono ingiustificato di edifici e alloggi sono da annoverare anche le occupazioni senza titolo, che spesso insistono su beni privati e pubblici in disuso da anni e che, sovente, sono connesse a situazioni di precarietà abitativa e igienico-sanitaria, nonché di disagio e di esclusione sociale ed economica.

     

  • Molte delle sopra descritte disfunzioni del settore abitativo italiano risultano particolarmente evidenti nella Città di Torino, sia per le caratteristiche socio-economiche ed edilizie della città sia per il graduale decremento della sua popolazione.

     

  • L’Edilizia Residenziale Pubblica e il sistema di housing sociale non riescono a soddisfare le esigenze abitative di categorie vulnerabili, per carenza di alloggi disponibili e per necessità di dare collocazione prioritaria a persone e famiglie dalle caratteristiche socio-economiche ancor più fragili o a nuclei in emergenza abitativa.

     

  • A fronte di queste situazioni di diffuso disagio e di vera e propria emergenza, si stima che nel solo territorio della Città di Torino vi siano decine di migliaia di alloggi in stato di non uso e di abbandono. In base alle analisi svolte dagli uffici della Città, e riportate nella Relazione illustrativa generale della Proposta tecnica del progetto preliminare per la revisione del PRG avviata dalla precedente Giunta Comunale, a Torino sarebbero almeno 21.699 gli alloggi disponibili non occupati, per un totale di circa 42.889 persone ivi insediabili. Mentre in base a dati Istat 2019, il 18 % delle abitazioni censite sul territorio della Città di Torino sarebbe non occupato.
  • I dati e la complessiva situazione sopra descritta attestano l’inefficacia di strategie basate sulla scelta di affidare la più ampia ed effettiva promozione del diritto alla casa al mercato. Parimenti insufficienti sono risultati il funzionamento tradizionale di strumenti come l’Edilizia Residenziale Pubblica o soluzioni di più recente diffusione come i c.d. housing sociali.

     

  • Accanto alle emergenze e ai disagi abitativi sopra detti si stima in Italia l’incredibile numero di circa 10,7 milioni di alloggi in stato di non uso (dati Istat 2019), dei quali decine di migliaia nella sola Città di Torino, sicché occorre con urgenza assoluta adottare politiche concrete per fronteggiare la contraddizione di avere “troppe case senza persone e troppe persone senza casa”.

     

  • Tale nuova consapevolezza è legata anche al fatto che la frizione tra crescenti disagi ed emergenze abitative da un lato, e sempre più estesi vuoti urbani dall’altro lato, è ormai largamente percepita come una contraddizione non più tollerabile, specie nei casi in cui il patrimonio edilizio in stato di abbandono sia in proprietà pubblica o nella proprietà di soggetti privati titolari di ingenti patrimoni immobiliari.

     

  • In Europa sono ormai affermate in molti contesti (Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Scozia, ecc.) strategie politiche innovative, che a livello amministrativo o legislativo stanno promuovendo il diritto alla casa tramite interventi di contrasto all’ingiustificato stato di abbandono del patrimonio edilizio di enti pubblici e soprattutto di grandi proprietari privati.

     

  • Precondizione di dette politiche è un censimento sullo stato del patrimonio edilizio esistente, operazione che in prima battuta può essere effettuata in tempi rapidi e certi non soltanto tramite la partecipazione diffusa della cittadinanza, ma soprattutto tramite la collaborazione di tutte le amministrazioni e i servizi operanti a vario titolo nel settore abitativo (comuni, agenzie territoriali per la casa, Agenzia delle entrate, conservatorie dei registri immobiliari, catasto, imprese di somministrazione e fornitura di servizi essenziali, ecc.).

     

  • Appare opportuno intervenire non soltanto su proprietà pubbliche – chiedendo una “moratoria” dei piani di alienazione e una restituzione degli alloggi a usi abitativi, laddove le caratteristiche dei beni ne consentano una pronta destinazione a tali fini – ma anche su edifici e alloggi di proprietà privata, specialmente laddove i beni in situazioni di ingiustificato abbandono siano nel patrimonio di c.d. grandi proprietari.

     

  • Anche prendendo spunto dalle misure adottate negli ultimi anni da altri Stati e amministrazioni locali, è ragionevole qualificare: come “ingiustificato” uno stato di abbandono che persista da almeno due anni; come “grandi proprietari” le persone fisiche e gli enti (società, fondazioni, ecc.) titolari di almeno cinque alloggi nel territorio della Città di Torino.

     

  • Dette strategie di  intervento sono chiamate a perseguire numerosi e complementari obiettivi: apprestare nuove tutele per rendere effettivo il diritto alla casa; disincentivare lo stato di ingiustificato abbandono del patrimonio edilizio privato e pubblico; prevenire le occupazioni senza titolo del patrimonio edilizio privato e pubblico; incentivare la ristrutturazione e la conversione del patrimonio edilizio esistente, senza costruzione di nuovi volumi e ulteriore consumo di suolo; aumentare lo stock di alloggi disponibili sul mercato delle locazioni, con estensione del ricorso a contratti a canone concordato e riduzione attesa dei canoni di mercato; rendere disponibili alloggi destinati a soddisfare emergenze abitative al di fuori del mercato, nei casi di persistente ingiustificato abbandono; usare in modo razionale ed efficace le risorse pubbliche destinate al settore abitativo.

     

  • In una tale cornice di obiettivi, particolarmente auspicabili risultano anche il rilancio e la valorizzazione dell’Agenzia Sociale Comunale per la locazione, Lo.C.A.Re., che potrebbe acquisire un ruolo di primo piano come soggetto istituzionalmente deputato a facilitare l’incontro tra domanda abitativa e offerta di case, ivi compresa la disponibilità di alloggi di grandi proprietari di cui sia accertato uno stato di ingiustificato abbandono.

     

  • Nel perseguimento degli obiettivi suesposti le pubbliche amministrazioni comunali possono avere un ruolo cruciale: esse sono il livello amministrativo più prossimo alla cittadinanza e, soprattutto, nell’ordinamento italiano possono porre prontamente in essere interventi innovativi ma del tutto compatibili con il sistema costituzionale, legislativo e internazionale vigente.

     

  • Tra tali interventi – attivabili per disincentivare stati ingiustificati di abbandono – si segnalano in particolare la leva impositiva e gli strumenti ablativi. Nel primo caso, le amministrazioni comunali possono valorizzare i pur ristretti margini di manovra accordati dalla legislazione statale in materia di TARI e di IMU. Nel secondo caso, si fa riferimento alle possibilità di impiego innovativo, come extrema ratio, dell’istituto della requisizione per grave e urgente necessità pubblica civile.

     

  • Per le proprie caratteristiche demografiche, socio-economiche ed edilizie, la Città di Torino risulta naturalmente candidata a diventare un laboratorio all’avanguardia nazionale ed europea nella sperimentazione di nuove strategie di tutela e promozione del diritto alla casa, centrate sul contrasto all’ingiustificato stato di abbandono del patrimonio edilizio pubblico e privato, e dunque sul censimento e sulla restituzione alla città di alloggi in stato di non uso.

     

  • Dette politiche dovranno basarsi sui seguenti principi e criteri d’indirizzo:
    • la richiesta di una “moratoria” sui piani di alienazione degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica;
    • la possibilità di cooperazione tra enti pubblici e soggetti privati, ivi compresa l’iniziativa diffusa della cittadinanza, nella fase di censimento sullo stato del patrimonio edilizio cittadino, di proprietà pubblica e privata;
    • la necessità di contattare i grandi proprietari di beni in stato di ingiustificato abbandono, diffidandoli a dare conto della situazione di fatto e di diritto del bene nonché ad avanzare, entro un termine certo e comunque non superiore a 90 giorni dalla ricezione della diffida, proposte di uso del bene;
    • l’opportunità di valorizzare il ruolo di Lo.C.A.Re. quale soggetto che, se munito di idonee risorse e personale, potrebbe essere istituzionalmente deputato, anche con riguardo agli alloggi di grandi proprietari censiti come in stato di ingiustificato abbandono, a facilitare l’incontro tra domanda abitativa e offerta di case, privilegiando il ricorso a locazioni con canone concordato o con canoni sociali;
    • la possibilità di usare la leva impositiva locale al fine di sanzionare lo stato di ingiustificato abbandono di beni di grandi proprietari privati;
    • l’impiego dell’istituto della requisizione, come regolato dall’art. 835 c.c. e dalla legislazione speciale, nei casi in cui, persistendo lo stato di ingiustificato abbandono di un bene nella titolarità di grandi proprietari privati alla scadenza del termine assegnato, la Città debba gestire situazioni di emergenza abitativa;
    • la commisurazione dell’indennità dovuta per la requisizione a criteri di ordine sociale, nonché al rilievo per cui “il non uso, il quale è pure una caratteristica del contenuto del diritto [di proprietà], non è suscettibile di risarcimento” (Cass. Civ., S.U., 15 novembre 2022, n. 33645).

  • Questo Consiglio Comunale intende impegnare il Sindaco e la Giunta a promuovere detta strategia seguendo un approccio graduale e incentivante, ma impiegando tutti gli strumenti messi a disposizione della Città di Torino dall’ordinamento.

DELIBERA

IMPEGNA il Sindaco e la Giunta:

  • a chiedere una “moratoria” sui piani di alienazione degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica;

  • a effettuare senza ritardo, e comunque entro il termine di nove mesi dall’adozione della presente delibera, un censimento dello stato di utilizzo del patrimonio edilizio cittadino, di proprietà pubblica e privata, al fine di verificare la presenza di alloggi in stato di abbandono da oltre due anni;

  • ad attivarsi, anche per il tramite dell’agenzia Lo.C.A.Re., presso i grandi proprietari di beni in stato di ingiustificato abbandono, diffidandoli a dare conto della situazione di fatto e di diritto del bene nonché ad avanzare, entro un termine certo e comunque non superiore a novanta giorni dalla ricezione della diffida, proposte di uso del bene;

  • a rafforzare, anche mediante la destinazione di idonee risorse e personale, l’agenzia Lo.C.A.Re. al fine di far sì che gli immobili inutilizzati, anzitutto di grandi proprietari (e, in prospettiva, anche di piccoli proprietari), possano essere reimmessi sul mercato con canone concordato, con la possibilità di fornire idonee garanzie pubbliche;

  • a stabilire misure fiscali, per il tramite ad esempio di maggiorazioni dell’IMU e/o della TARI, volte a penalizzare lo stato di ingiustificato inutilizzo di beni di grandi proprietari privati;

  • a ricorrere all’istituto della requisizione, come regolato dall’art. 835 c.c. e dalla legislazione speciale, per far fronte a situazioni di emergenza abitativa, nei casi in cui, alla scadenza del termine assegnato dalla Città, persista, con riguardo a beni in proprietà di persone fisiche o enti qualificabili come “grandi proprietari”, uno stato di ingiustificato abbandono;

  • a valorizzare, quali criteri di quantificazione delle indennità per eventuali future requisizioni, fattori di ordine sociale, nonché il rilievo per cui il non uso, pur essendo parte del contenuto del diritto di proprietà, non è suscettibile, in sé e per sé, di risarcimento.

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